
ANSA
MILANO - Con la fascia tricolore sul petto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha aperto la camera ardente di Alda Merini, allestita nel salone d'onore di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Il primo cittadino si e' raccolta in un momento di preghiera ai piedi del feretro, poi, dopo un segno della croce ha avvicinato le quattro figlie della poetessa, Emanuela, Barbara, Simona e Flavia per portare loro una parola di conforto e di cordoglio.
Ai piedi della bara e' stata deposta una corona di rose bianche dell'amica e cantante Milva, mentre accanto al gonfalone della citta' listato a lutto svetta una grande composizione floreale del Presidente della Repubblica. Dietro il sindaco di Milano, Letizia Moratti, una decina di persone, da tempo in attesa di poter entrare, hanno portato l'ultimo saluto al feretro della poetessa. "Ho voluto portare alla famiglia - ha detto Letizia Moratti - il saluto e l'abbraccio della citta': Alda amava davvero Milano. E' stata una persona che ha anche vissuto momenti di difficolta', di sofferenza, di contraddizione, forse come la nostra citta', ma nei suoi scritti alla fine prevaleva sempre l'amore come nella nostra citta'".
Persone comuni, la maggior parte di una certa eta': da questa mattina la camera ardente di Alda Merini allestita al municipio di Milano e' meta di una lenta e composta processione di tanti cittadini che hanno voluto dare il loro ultimo, privato, addio alla loro poetessa. I diari del cordoglio posti nell'anticamera sono la testimonianza piu' autentica del legame che la scrittrice dei Navigli, con i suoi versi e la sua eccentrica presenza, era riuscita a stringere con la sua Milano.
"Addio piccola ape furibonda, sarai una stella che brillera' per sempre nel cielo e nel mio cuore", "Nella tua voce stanca ho ritrovato la mia": in poche ore messaggi come questi hanno gia' riempito pagine e pagine dei libri degli addii. Parole di stima e di affetto, alcune scritte con l'ingenuita' del cuore, altre mosse da un afflato poetico, come quelle di chi ha preso in prestito i versi di Yves Montand per dire addio alla donna ma non alle sue opere: "Longtemps, longtemps, longtemps, apres que les poetes ont disparus..." (A lungo, dopo la scomparsa dei poeti le loro canzoni corrono ancora nelle vie, ndr).












































