
ANSA
PARIGI - "Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorita' o l'inferiorita' di una razza rispetto all'altra": questa citazione e' rappresentativa di cio' che e' stato l'uomo e lo scienziato sociale Claude Levi-Strauss, morto la notte di sabato, come si e' appreso solo oggi, il quale avrebbe compiuto 101 anni il 28 novembre.
Si tratta in assoluto uno dei piu' grandi antropologi e intellettuali del Novecento, la cui vita e' stata dedicata a far capire che cultura non e' solo la produzione artistica di un popolo, ma e' il complesso delle peculiarita' del popolo stesso.
L'opera di Levi-Strauss e la sua antropologia culturale di matrice strutturalista (di cui e' uno dei padri fondatori) sono anche per questa ragione universali, nel senso che non permettono piu' graduatorie tra una cultura e un'altra. I suoi studi vanno oltre l'ambito scientifico e si possono ricondurre anche a quello politico e letterario. E' in questo senso emblematica una delle sue opere piu' famose, Tristi Tropici, il cui titolo e' divenuto da tempo un modo di dire per intendere il senso di fine di un mondo, che in questo studio e' riferito al naufragio di un'intera civilta', quella delle tribu' indie del Brasile, a meta' anni '30.
A livello letterario il saggio e' stato messo alla pari con un classico francese, le Memorie d'oltretomba di Chateaubriand: un'autobiografia intellettuale in cui convivono l'esperienza del viaggiatore, la ricerca sul campo e il confronto fra societa' moderne e primitive, che si risolve spesso a favore di queste ultime. Oltre ad essere tra i primi studi a mettere in evidenza il distacco di Levi-Strauss dallo spiritualismo e idealismo francese, nel quale si era formato, a favore di un'indagine che si muova su basi concrete, costruite sulla comparazione delle strutture fondative delle societa' stesse. "I veri selvaggi" sono per lui "le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo piu' interessanti", come disse al ritorno dai suoi viaggi nella foresta amazzonica.
Con Levi-Strauss si amplia e si sdogana, come si e' detto, dalla tradizionale definizione occidentale il termine cultura. La Cultura cede il passo alle culture, alle espressioni delle peculiarita' di un popolo, una tribu', un gruppo. Nato a Bruxelles il 28 novembre 1908, compie gli studi a Parigi dove completa la sua formazione laureandosi in filosofia nel 1931. Non soddisfatto dell'ambiente filosofico che lo circonda, dirige il suo interesse verso le scienze umane, in particolare l'antropologia e la sociologia. Nel 1935 si trasferisce a San Paolo per insegnare sociologia all'universita'. Trascorre cinque anni in Brasile e poi, dopo un breve ritorno in Francia, sua patria d'adozione, a quel tempo assediata dai nazisti, si rifugia - per sottrarsi dalle persecuzioni antiebraiche - negli Stati Uniti, dove conosce e frequenta l'elite degli intellettuali emigrati, insegnando alla Nuova Scuola per le Ricerche Sociali.
Il legame con Roman Jakobson, decisivo nella messa a punto del metodo d'indagine strutturalista, per esaminare le varie forme di aggregazione sociale, le lezioni alla Columbia University a New York e il dottorato alla Sorbona con la tesi sulle strutture elementari della parentela - un cult per l'epoca - sono solo alcune delle tappe del percorso professionale e umano di Levi-Strass. Scienziato sociale, intellettuale ma anche filosofo politico per la capacita' di opporre, negli anni settanta, una lettura analitica della societa' a quella ideologica di stampo marxista. Avanguardista, anticipatore di nuovi modi di approccio al reale: con Pensiero Selvaggio, entra in polemica con Jean Paul Sartre, in merito alla liberta' della natura umana e con Il crudo e il cotto si impegna sul concetto di mito, che sostiene nascere nel punto di passaggio dalla natura alla cultura.
Tanti i riconoscimenti. Membro dell'American Academy of Arts and Letters, Laurea ad honorem dalle Universita' di Oxford, Harvard, Columbia ed e' stato anche onorato della Grand-croix de la Legion d'honneur. Un anno fa, al compimento dei suoi cent'anni, la Francia, dove e' ritornato a vivere, gli ha dedicato una serie di iniziative il cui fulcro e' stato al museo di Quai Branly, dedicato alle arti primitive, ai piedi della Torre Eiffel - di cui lo stesso Levi-Strauss e' stato grande sostenitore - con un percorso completo intorno alle esplorazioni dello studioso (proiezione di fotografie e documentari e visite tematiche sulle popolazioni studiate dall'etnologo francese) e una targa dedicata all'entrata. Negli ultimi anni, pur fedele alla sua scelta di ritirarsi dall'indagine scientifica, ha continuato in modo attivo a pubblicare meditazioni sull'arte, sulla musica e sulla poesia, concedendo, talvolta, interviste in cui ha offerto, attraverso reminiscenze della propria vita, ancora diverse occasioni di riflessione.












































