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Aggiornato il: 03/09/2011 | autore ANSA

Estorsione a premier, Tarantini: soldi dati spontaneamente

Tesi sostenuta da imprenditore in memoriale difensivo. Durato sette ore interrogatorio di garanzia nel carcere napoletano di Poggioreale


Estorsione a premier, Tarantini: soldi dati spontaneamente

NAPOLI - Si e' concluso dopo circa 7 ore l'interrogatorio dell'imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini e della moglie Angela Devenuto, arrestati giovedi' scorso con l'accusa di estorsione al Presidente del Consiglio. Gli avvocati della coppia, Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, hanno lasciato il carcere di Poggioreale.

''Lavitola aveva fatto credere a Tarantini che Berlusconi lo avesse abbandonato: per questo motivo Gianpaolo era molto amareggiato e dubitava che Berlusconi mantenesse la promossa di aiutarlo''. Lo hanno riferito al termine dell'interrogatorio di garanzia i legali dell'imprenditore pugliese. Gli avvocati, Diddi e Filippelli, hanno confermato che al gip l'indagato ha riferito in buona parte le circostanze gia' contenute nel memoriale difensivo del 31 agosto scorso; in particolare Tarantini ha ribadito, secondo i legali, che le somme di denaro versate da Berlusconi rappresentavano soltanto l'aiuto di un amico ad una persona che si era improvvisamente trovata in condizioni di indigenza dopo aver vissuto una vita molto agiata. ''A Bari - hanno detto gli avvocati - Gianpaolo Tarantini ha lasciato moltissimi debiti. Deve soldi, per esempio, al benzinaio ed ai fornitori di cibo e di vino. Inoltre, si sente responsabile delle disavventure del fratello, che ha trascinato con se' in questa vicenda. Il denaro ricevuto da Berlusconi non serviva percio' a condurre una vita lussuosa ma a rimediare ad una serie di errori commessi''.

Era cominciato poco dopo le 10, nel carcere napoletano di Poggioreale, l'interrogatorio di garanzia dell'imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini arrestato giovedi' scorso con l'accusa di estorsione ai danni del premier Berlusconi. All'interrogatorio, davanti al gip Amelia Primavera, hanno partecipato anche i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock.

Nell' interrogatorio di ieri Marinella Brambilla, la segretaria del Premier, aveva ammesso di aver consegnato somme di denaro ad un collaboratore di Valter Lavitola.

PROBABILE SCARCERAZIONE MOGLIE TARANTINI - Potrebbe lasciare il carcere entro stasera Angela Devenuto, moglie dell'imprenditore Giampaolo Tarantino, interrogata oggi nella casa circondariale di Poggioreale nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto al premier Silvio Berlusconi. Sulla dimissione in liberta' o, probabilmente, sulla concessione degli arresti domiciliari, vi sarebbe anche il parere favorevole dei magistrati della Procura. Gli inquirenti ritengono affievolite le esigenze cautelari e hanno sottolineano la circostanza che la Devenuto deve accudire i due figli piccoli. Per quanto riguarda l'interrogatorio di Tarantini, l'imprenditore, a quanto si e' appreso, ha ammesso di avere ricevuto da Berlusconi le somme di denaro, sostanzialmente nella misura indicata nell'ordinanza di custodia, sottolineando, tuttavia, che esse sono state elargite non sotto ricatto ma bensi', per la generosita' del presidente che cosi' venne incontro alle sue esigenze economiche.

TARANTINI E MOGLIE 'PROMESSA AMORE ETERNO' - Giampaolo Tarantini e la moglie Angela "si sono scambiati la promessa di amore eterno". Lo hanno assicurato i legali di Tarantini, Diddi e Filippetti, a conclusione dell'interrogatorio di oggi a Napoli. La promessa sarebbe arrivata nonostante i recenti problemi coniugali attraversati dalla coppia (dalle carte si evince un rapporto molto confidenziale tra la donna, Angela Devenuto e Valter Lavitola).

TARANTINI,SOLDI DATI SPONTANEAMENTE - Ammette di aver ricevuto danaro dal premier ma puntualizza, cosi' come sostenuto da Berlusconi, che si tratto' di un atto di "liberalita'". E' quanto sostiene nel suo memoriale difensivo l'imprenditore Gianpaolo Tarantini: una tesi che appare scontato sara' ribadita durante l'interrogatorio di garanzia in corso da circa due ore. Tarantini sottolinea quindi di avere ricevuto dal premier, tramite Lavitola, un appannaggio mensile di 20mila euro fino allo scorso luglio; il danaro era ritirato dalla moglie, Angela Devenuto, presso gli uffici dello stesso Lavitola in via del Corso. Nel memoriale, di 14 pagine, Tarantini afferma anche di aver chiesto a Berlusconi un prestito di 500mila euro per avviare un'attivita' imprenditoriale; il premier avrebbe acconsentito a tale richiesta, ma l'imprenditore si dice convinto che la somma sarebbe stata trattenuta da Lavitola. Tarantini nega di avere estorto danaro al premier e ribadisce di aver chiesto aiuto a Berlusconi per le difficolta' economiche in cui si trovava.

Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, arrestati ieri dalla Digos per ordine della magistratura di Napoli con l'accusa di estorsione nei riguardi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, saranno interrogati domani dal gip Amelia Primavera. Agli interrogatori di garanzia parteciperanno anche i tre pm napoletani che hanno richiesto l'arresto - Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock - e i difensori degli indagati, che non potranno parlare con Tarantini e la moglie se non dopo gli interrogatori, per espresso divieto del gip. L'interrogatorio di Tarantini - l'uomo che procurava le escort al premier per le serate a palazzo Grazioli e a Villa Certosa - avverra' nel carcere di Poggioreale; quello della moglie nel carcere femminile di Pozzuoli o in un'altra sede da definire.

TARANTINI,CHIESI SOLDI PERCHE' INDEBITATO  - Il danaro corrisposto da Berlusconi a Tarantini serviva all' imprenditore per ''esigenze di vita'': cosi' l'indagato spiega nel memoriale difensivo che porta la data del 31 agosto, giorno precedente al suo arresto. ''A mio carico, spiega Tarantini, oltre alla mia famiglia, composta da mia moglie e da due bambine di due e sette anni, vi e' quella di mio fratello, composta da moglie e figlio, nonche' la mia anziana madre vedova. Peraltro ho numerosi debiti personali lasciati a Bari che non ho potuto onorare''. Tarantini esprime dispiacere per aver coinvolto Berlusconi nello scandalo: ''ribadisco che egli e' completamente estraneo avendo io retribuito le ragazze che venivano ospitate presso la sua abitazione a sua assoluta insaputa''. L'imprenditore pugliese spiega inoltre di avere informato Berlusconi attraverso Lavitola.

RICATTO A PREMIER: LAUDATI,RACCONTI TARANTINI NON VERI - "I fatti riferiti al telefono dall'imprenditore" barese Gianpaolo Tarantini a Valter Lavitola, "quando vengo tirato in ballo, non sono veri. Facilmente smentibili sotto il profilo puramente procedurale". Lo afferma in una lunga nota il procuratore di Bari, Antonio Laudati, in riferimento alle intercettazioni telefoniche tra l'imprenditore barese (arrestato l'altro ieri con la moglie dalla magistratura napoletana per una estorsione al premier) e il giornalista Valter Lavitola che e' ricercato per lo stesso reato. Nelle telefonate, Tarantini parla dell'inchiesta in corso a Bari in cui e' indagato per avere portato prostitute a casa di Silvio Berlusconi e fa riferimento, tra l'altro, ad una presunta volonta' del procuratore di ritardare la chiusura dell'inchiesta.

RICATTO A PREMIER:LAUDATI, CHIESTA ISPEZIONE A MINISTRO  - ''Ho chiesto al Signor Ministro della Giustizia di disporre un'ispezione immediata sull'indagine in questione e sul mio operato''. Lo annuncia il procuratore di Bari, Antonio Laudati, in una lettera in cui fornisce precisazioni in merito alle affermazioni fatte da Gianpaolo Tarantini nel corso di conversazioni telefoniche con Valter Lavitola in cui gli viene attribuita, tra l'altro, la volonta' di ritardare la chiusura della inchiesta sulle escort che l'imprenditore barese porto' a palazzo Grazioli dal premier.

RICATTO A PREMIER: LAUDATI, CHIESTA ISPEZIONE A MINISTRO - ''Ho chiesto al Signor Ministro della Giustizia di disporre un'ispezione immediata sull'indagine in questione e sul mio operato''. Lo annuncia il procuratore di Bari, Antonio Laudati, in una lettera in cui fornisce precisazioni in merito alle affermazioni fatte da Gianpaolo Tarantini nel corso di conversazioni telefoniche con Valter Lavitola in cui gli viene attribuita, tra l'altro, la volonta' di ritardare la chiusura della inchiesta sulle escort che l'imprenditore barese porto' a palazzo Grazioli dal premier.

LAVITOLA; E' STATO A RIO, ORA E' A PANAMA - Il direttore dell'Avanti, Valter Lavitola - colpito da un'ordinanza di custodia cautelare nell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni di Silvio Berlusconi - si trova "da alcuni giorni a Panama per motivi di lavoro". Lo ha detto all'ANSA, Enzo Roncolato, amico di lunga data di Lavitola. Roncolato - 64 anni, imprenditore edile che vive a Buzios, localita' balneare a circa 200 km da Rio de Janeiro - ha confermato di essere stato con Lavitola "nei giorni scorsi" a Rio. "L'ho visto l'ultima volta lunedi' qui a casa mia - ha spiegato - credo sia partito per Panama martedi'". "Sono un ottimo amico di Valter da molti anni - ha aggiunto - e sono sicuro che tutto quello che stanno dicendo di lui, in questi giorni, non corrisponda al vero. Lo stanno usando per arrivare a Berlusconi", ha sottolineato.

RICATTO A PREMIER: LAVITOLA A TARANTINI, TENIAMOLO SU CORDE - Tenere Silvio Berlusconi "sulla corda" perche' - suggerisce Valter Lavitola a Gianpaolo Tarantini - "piu' merda c'e' e meglio e'". E' questa la strategia che l'imprenditore barese, finito in carcere per estorsione ai danni del premier concorda al telefono con il direttore dell'Avanti, anch'egli indagato. Le conversazioni su un'utenza panamense considerata 'sicura' da Lavitola, allegate all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Amelia Primavera, dimostrerebbero l'intenzione di non far venire meno il "potere contrattuale" di Tarantini. L'imprenditore, nel memoriale consegnato oggi ai pm, riferisce di aver avuto paura che una sua eventuale uscita dal processo avrebbe potuto determinare una "caduta di attenzione" da parte del premier verso di lui. Il riferimento e' all'inchiesta della procura di Bari che dall'estate del 2009 vede Tarantini indagato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Lavitola gli intima, il 17 luglio 2011: "tu non lo fai il patteggiamento". Se infatti avesse accettato di patteggiare una pena, come gli veniva suggerito da alcuni avvocati, il procedimento sarebbe finito in archivio, assieme a tutte le trascrizioni delle intercettazioni ritenute imbarazzanti per Berlusconi perche' avrebbero fatto emergere ulteriori particolari sulla vicenda delle escort portate da Tarantini dal premier. Per continuare a tenere Berlusconi "con le spalle al muro", e dunque ottenere altri soldi, era preferibile non patteggiare ma andare a dibattimento. Se qualche avvocato del premier lo avesse sollecitato a patteggiare, Lavitola istruisce cosi' Tarantini: "Devi dire: 'l'unica persona al mondo con cui ne parlo e' col Presidente, standoci Lavitola e Perroni davanti, nessun'altro".

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