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ANSA
POGGIO A CAIANO (PRATO) - Tensione stamani nella piazza davanti alla camera ardente allestita a Poggio a Caiano (Prato) per Franco Lori, il bimbo di 11 anni morto durante una gita parrocchiale sul monte Calvana. Davanti alle cappelle mortuarie della Misericordia di Poggio a Caiano due croniste del quotidiano La Nazione, Sara Bessi e Maria Serena Quercioli, sono state aggredite dalla mamma del bimbo a cui davano sostegno altri parenti, sembra una sorella. Le due giornaliste, hanno raccontato loro stesse, sono state assalite mentre stavano aspettando, in un'area aperta al pubblico, di poter effettuare un reportage per il loro giornale. Secondo quanto appreso, la madre del bimbo, che si e' informata della presenza delle giornaliste, si e' avvicinata loro chiedendo che le consegnassero i cellulari. Le giornaliste hanno rifiutato. Poi, quando una delle due croniste, Sara Bessi, ha estratto il telefonino per avvisare la redazione della situazione, la madre l'ha aggredita strappandole di mano il cellulare scagliandolo in terra, quindi rompendolo. La stessa donna ha rincorso poi l'altra cronista, Maria Serena Quercioli, che intanto stava cercando di arrivare alla caserma dei carabinieri per chiedere soccorso. La madre del bimbo pero' l'ha raggiunta, graffiandola e strappandogli il vestito. Le due croniste sono comunque state aiutate da una volontaria della Misericordia e poi sono state curate al pronto soccorso dell'ospedale di Prato dove hanno avuto 3 e 5 giorni di prognosi per le ferite ricevute. Nel trambusto, fotografi e cameramen delle tv, sono dovuti andare via e rifugiarsi in una casa di due anziani che hanno dato loro rifugio: all'esterno parenti e conoscenti del bambino esprimevano minacce e brutte parole per gli operatori dell'informazione. Solo dopo un'ora, con l'arrivo dei carabinieri che hanno riportato la calma, sono potuti uscire e allontanarsi.
STRISCIONE GENITORI BIMBO MORTO, 'NON UCCIDERE' - I genitori di Franco Lori, il bambino di 11 anni morto per cause in via di accertamento martedi' scorso, durante una gita parrocchiale sul monte della Calvana, hanno appeso uno striscione al balcone della camera del proprio figlio, che si affaccia proprio sulla chiesa della frazione di Prato: "Quindo comandamento, non uccidere".
Il feretro del bambino e' stato tumulato senza rito funebre nel cimitero di Poggio a Caiano (Prato), il comune nel quale viveva fino ad un anno fa la famiglia.
ORDINE GIORNALISTI, SOLIDARIETA' A CRONISTE - L'Ordine dei giornalisti della Toscana, in una nota, "esprime solidarieta' e vicinanza alle due giornaliste della redazione di Prato de 'La Nazione' che stamani sono state aggredite durante il loro lavoro di croniste a Poggio a Caiano. Pur comprendendo la delicatezza della situazione circa il doloroso caso del bimbo morto l'altro giorno durante la gita in Calvana - prosegue la nota - l'Odg della Toscana sottolinea che i giornalisti, come in questo caso, lavorano esclusivamente per informare l'opinione pubblica rispettando il dettato deontologico e le leggi che regolamentano la nostra professione".
CDR NAZIONE, SOLIDARIETA' A COLLEGHE AGGREDITE - "Il CdR de La Nazione esprime la propria vicinanza e solidarieta' alle colleghe Sara Bessi e Maria Serena Quercioli, vittime, questa mattina, di un'aggressione subita mentre stavano svolgendo il loro lavoro di croniste davanti alle cappelle mortuarie della Misericordia di Poggio a Caiano, dove si attendeva l'arrivo della salma del piccolo Franco, il bambino deceduto per disidratazione durante una gita parrocchiale". Lo scrive il Cdr de La Nazione in una nota. "Entrambe, refertate al pronto soccorso dell'ospedale di Prato, hanno riportato lesioni giudicate guaribili rispettivamente in 3 e 5 giorni, e la collega Sara Bessi ha anche subito il danneggiamento del telefonino, strappatole di mano dalla madre del bambino, che poi ha inveito contro le due croniste". Pur comprendendo "il lacerante dolore e la prostrazione dei familiari del bambino deceduto, il CdR de La Nazione condanna l'increscioso episodio, e ribadisce come le colleghe Bessi e Quercioli stessero semplicemente cercando di esercitare il diritto di cronaca, tanto piu' evidente nel giorno in cui proprio i familiari del piccolo Franco, in aperta polemica con la parrocchia di Poggio a Caiano, avevano appeso uno striscione con la scritta 'Quinto comandamento, non uccidere' dal balcone della camera del figlio che si affaccia proprio sulla chiesa della frazione di Prato". Il Cdr rimane quindi a disposizione delle colleghe Bessi e Quercioli "per qualsiasi azione di tutela esse intendano intraprendere, a difesa della loro professionalita', della dignita' e dei valori di cui il quotidiano La Nazione e' da sempre testimone e nell'interesse del diritto di informazione; nella speranza che episodi come questo non debbano mai piu' verificarsi".
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Finalmente qualc'uno che ha il coraggio di prendere i giornalisti a pedate! Il povero bambino non c'è più, la famiglia è distrutta, ma i giornalisti, senza neanche dare il tempo a quella povera gente, di riprendersi un attimo, sono già lì come AVVOLTOI, in nome del diritto alla cronaca. Diritto alla cronaca un corno brutti fetenti maledetti. E il diritto alla privacy e al dolore? No quello non esiste più. L'importante è avere la notizia e sbatterla in prima pagina, oppure fare tante belle trassmisioni televise piene di finte lacrime. Secondo mè gli andata ancora bene alle "giornaliste". E poi quelle, e tutti quelli come loro, non sono giornalisti. Tutti sono capaci ad andare in giro dove succede qualche cosa e "creare" una storia. Il giornalismo vero è un'altro. Non facciamoci confodere. Le associazioni stanno dalle loro parte, perchè hanno bisogno di questi pezzenti per vendere le lo loro riviste o quant'altro. é anche vero che purtroppo c'è domanda per questi giornali o programmi spazzatura.
Innanzitutto mi unisco al cordoglio per questa famiglia, duramente colpita nel loro affetto più caro.
Una cosa mi domando; perchè questo parroco a organizzato questa escurzione proprio nelle ore più calde della giornata? Bisogna essere dei veri incoscienti.
Anche se una persona è in perfetta salute, sappiamo benissimo i rischi a cui andiamo incontro in caso di colpo di calore.
Qante raccomandazioni si susseguono in questi giorni dai media, in qui si dice (allarme rosso per anziani e bambini, non uscite nelle ore più calde della giornata).
Le oe più calde, si intendono dalle 9 dl mattino fino alle 18 del pomeriggio.
Ora il comportamento che ha avuto questo prete, è da vero criminale perchè (anche involontariamente a ucciso una persona), e merita una adequata punizione.








