(ANSA) - TORINO, 6 NOV - "Le risorse creditizie che diamo alle imprese italiane sono ingenti, ma 62 miliardi di fidi gia' concessi non sono stati ancora utilizzati. E sono molto poche le aziende che chiedono risorse da destinare alla propria patrimonializzazione". Corrado Passera parla all'Unione Industriale di Torino, la tappa simbolicamente piu' significativa del road-show che sta facendo in queste settimane nell'ambito dell'accordo con Piccola Industria di Confindustria. A Torino, dove ha sede la Compagnia di San Paolo, principale azionista della banca, si discute infatti il futuro assetto dei vertici che scadono a fine aprile. Bocche cucite sulle indiscrezioni di stampa secondo le quali si andrebbe verso una conferma della triade attuale, Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza), Enrico Salza (presidente del consiglio di gestione) e Corrado Passera (amministratore delegato). Non dice nulla Passera ("non sono certo io la persona a cui fare questa domanda", replica infastidito) e non parla neppure Salza, presente in sala. Non c'e' invece il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, impegnato in una riunione promossa dalla Fondazione Mps a Fontanafredda, nell'albese. Passera non vuole commentare neppure le voci sulla candidatura a direttore generale di Luciano Nebbia, che ricopre oggi la stessa carica alla Cassa di Risparmio di Firenze. A Torino si parla anche di un possibile cambiamento dello statuto proprio per definire le deleghe del direttore generale anziche' lasciare che, come oggi, vengano decisi dal consigliere delegato. Un'ipotesi, questa, che rientra nella questione posta dalla Compagnia di un riequilibrio dei poteri fra Torino e Milano. Il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha pero' escluso nei giorni scorsi che questa materia possa essere oggetto di un accordo tra le fondazioni. Agli imprenditori torinesi, che lo ascoltano con attenzione, Passera spiega che "la quota di imprese che trova difficolta' insormontabili nell'ottenere crediti e' percentualmente bassa". "Ci sono aziende, e' vero, che non ce la fanno - ammette - ma guai se le banche seguissero tutte le imprese, Si ripeterebbe l'errore che ha portato alla grande crisi, dovuta alla mancanza di capacita' di selezionare il credito". Bisogna far si', afferma, che tutto si rimetta in moto: "per le infrastrutture il problema principale non e' quello dei soldi perche' noi le opere le finanziamo. E' il meccanismo decisionale che si e' imballato, bloccato. Tutto necessita di decenni". (ANSA).