(di Luca Patrignani) (ANSA) - ROMA, 23 NOV - In Italia non c'e' stato nessun credit crunch, anzi le banche hanno continuato a fare il loro dovere e hanno garantito prestiti per circa 80 miliardi di euro in piu' rispetto a quello che ci si poteva aspettare analizzando l'andamento della congiuntura economica. Lo assicura uno studio dell'Associazione bancaria italiana, che nel corso di un seminario a Gubbio ha fatto il punto sullo stato di salute del sistema bancario in Italia. E, attraverso un confronto tra il presidente dell'Abi Corrado Faissola e quello della Piccola industria Giuseppe Morandini, ha riflettuto sul rapporto tra banche e imprese, soprattutto piccole e medie. CREDITO E SOFFERENZE - Non mancano le note dolenti. Le sofferenze del sistema bancario, gia' arrivate a quota 55 miliardi a settembre, "continueranno a peggiorare anche nella prima parte del 2010, per poi forse ricominciare a risalire", ha spiegato il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini. Nonostante il deteriorarsi della qualita' del credito, pero', le banche non hanno smesso di fare il loro lavoro: "non c'e stato credit crunch", assicura l'Abi. Che ha presentato uno studio nel quale si dimostra come gli istituti abbiano garantito a famiglie e imprese un 'extracredito' di circa 80 miliardi rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare considerando il crollo del Pil e della produzione industriale, indicatori presi in esame dal Fmi per valutare l'eventuale presenza di credit crunch. BANCHE E IMPRESE - Ma il seminario dell'Abi ha segnato anche un cambio di passo nel rapporto tra banche e imprese. Morandini ha garantito di aver "eliminato il termine credit crunch dal mio vocabolario, serve solo a creare polemiche". Insomma, anche se "il credito resta il problema numero uno - ha spiegato Morandini - bisogna riconoscere il lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo assieme per risolverlo". Morandini ha pero' lanciato un appello per il 2010: le banche non siano "rigide" nel valutare i bilanci 2009 delle aziende, gravati dal peso della crisi, ai fini della concessione di prestiti. Ma anzi si concentrino sulla storia pregressa delle imprese. Appello al quale Faissola ha risposto con un'apertura: "non si puo' fare una moratoria della lettura dei bilanci o un accordo formale - ha spiegato - ma e' chiaro che i conti 2009 delle imprese saranno valutati dalle banche nel quadro complessivo di una crisi cosi' incisiva". Piu' in generale, come due vogatori "sulla stessa canoa - ha detto Morandini - banche e imprese devono remare nella stessa direzione" per uscire dalla crisi. A partire dal rafforzamento del fondo di garanzia per le pmi, tema su cui Abi e Confindustria si sono dette assolutamente d'accordo: ci vogliono piu' fondi, magari quelli non adoperati per i Tremonti bond o dalla Cassa depositi e prestiti. Ma anche facendo fronte comune su tanti problemi aperti: i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, l'assicurazione dei crediti esteri, la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese. MORATORIA E SCUDO - Nel corso del seminario di Gubbio Faissola ha anche garantito che sulla moratoria dei mutui per le famiglie in difficolta' l'Abi "sta andando avanti: stiamo definendo con le associazioni dei consumatori i dettagli, se non si partira' dal 1 gennaio al massimo sara' il 15", ha assicurato. Rassicurazione che non basta ai consumatori: la sospensione "va applicata immediatamente", chiedono Federconsumatori e Adusbef. Sul tema dello scudo fiscale, "che sta andando bene", Faissola ha infine assicurato che il rientro dei capitali dall'estero "avra' un impatto positivo sulla liquidita', le banche ne trarranno vantaggi perche' aumentera' la ricchezza finanziaria che amministrano".(ANSA).