+++ AGGIORNA E SOSTITUISCE SERVIZIO DELLE 17.49 +++ (ANSA) - NEW YORK, 24 nov - Gli Stati Uniti tornano a crescere ma a un ritmo inferiore rispetto alle stime a causa dello stallo dei consumi. Questo non impedisce, comunque, a una Fed piu' ottimista sullo stato di salute dell'Azienda America di ritoccare al rialzo le proprie previsioni di crescita 2009 e 2010, riducendo allo stesso tempo le stime sulla disoccupazione, il cui calo - avverte - sara' comunque graduale. Valutando come "ordinato" il deprezzamento del dollaro e constatando come i bassi tassi di interesse possono alimentare la speculazione, la banca centrale americana prevede per il 2009 un pil in calo fra lo 0,4% e lo 0,1% (fra -1,5% e -1,0% le stime precedenti) e per il 2010 un pil in salita fra il 2,5 e il 3,5% (fra +2,1 e +3,3%), a fronte di una disoccupazione che gia' in gennaio potrebbe iniziare a rallentare ma che si manterra' saldamente sopra il 9% anche nel 2010. In base ai dati diffusi dal Dipartimento del commercio il pil statunitense nel terzo trimestre +2,8% contro il +3,5% della prima stima e il +3,2% atteso dagli analisti. A pesare e' un aumento dei consumi contenuto: +2,9% nel periodo luglio-settembre, a fronte del +3,4% della prima stima. E le prospettive non sono delle migliori a pochi giorni dall'avvio della stagione natalizia: secondo il sondaggio del Conference Board le famiglie americane spenderanno per i regali di Natale in media 390 dollari, il 7% in meno rispetto all'anno precedente. A sostenere le spese dei consumatori nel terzo trimestre e' stata la forte domanda di beni durevoli, soprattutto auto, grazie al piano per la rottamazione varato dal governo. Al di sopra delle attese gli utili societari, saliti del 13,4%, il maggiore incremento dal 2004 dovuto all'aggressivo taglio della forza lavoro e alle misure di ristrutturazione che si sono tradotte in un aumento della produttivita'. A fronte di un taglio piu' forte del previsto della crescita, la fiducia dei consumatori e' salita in novembre al 49,5. Nell'illustrare il dato il Conference Board ha comunque segnalato un peggioramento fra i consumatori della percezione delle condizioni attuali: l'indicatore e' infatti sceso a quota 21 (da 21,1 del mese prima), il livello piu' basso da 26 anni a questa parte, per via della crescente preoccupazione per la disoccupazione. La percentuale di americani che vede prospettive occupazionali positive e' scesa ai minimi dal 1983 - al 3,2% dal 3,5% precedente - mentre quella che ritiene piu' difficile trovare lavoro e' salita al 49,8% (da 49,4%). Indicazioni incoraggianti giungono invece dal mercato immobiliare: l'indice S&P/ Case-Schiller ha segnato in settembre il quinto rialzo consecutivo, mettendo a segno un +0,3% su agosto, ma registrando un -9,36% su base annua. Nel terzo trimestre l'indice segnala una flessione dei prezzi dell'8,9% rispetto allo scorso anno, ma un aumento dell'1,3% rispetto ai tre mesi precedenti. A fronte di un ritorno alla crescita, di un aumento della disoccupaizone e di una stabilizzazione sul mercato immobiliare, il sistema bancario continua a soffrire: le banche con problemi - in base ai dati della Federal Deposit Insurance Corp (Fdic) - hanno raggiunto nel terzo trimestre quota 552, ai massimi da 16 anni. Il protrarsi delle difficolta' del settore si fanno sentire sui conti dell'agenzia federale di assicurazione sui depositi che, per la prima volta dal 1992, annuncia un deficit pari a 8,2 miliardi di dollari. E le prospettive per il quarto trimestre non sono buone: secondo il presidente della Fdic, Sheila Bair, gli utili delle banche potrebbero "deteriorasi". Bair e' comunque "ottimista" per quanto riguarda il prossimo anno. (ANSA).