(ANSA) - ROMA, 27 NOV - In Italia "fortunatamente" non esiste il Gosplan, cioe' la Commissione per la pianificazione generale di stato istituita in Urss nel 1921. Esiste invece il mercato. E per le tlc si tratta di un mercato liberalizzato. Quindi sul futuro della rete di tlc sara' proprio il mercato a dover decidere nel rispetto della normativa e delle autorita' di controllo. L'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', non guarda positivamente all'ipotesi di un unico soggetto per lo sviluppo della rete e si appella proprio al mercato ritenendo che, per quanto riguarda le telecomunicazioni, non si possa intervenire con il dirigismo statale. Questo anche se lo Stato puo' essere uno dei soggetti in campo. Bernabe', a margine della cerimonia per l'inaugurazione dell'anno accademico della facolta' di Economia della Sapienza di Roma, sottolinea la necessita' "che l'agenda venga dettata dal mercato, che venga fatta una pluralita' di sperimentazioni, perche' nessuno ha la ricetta giusta". E in ogni caso - precisa - "qualunque ipotesi di condivisione della rete "va attentamente verificata dall'Antitrust ancor prima che dall'Autorita' per le Comunicazioni". "L'Antitrust e' fatta per creare concorrenza. Qualsiasi accordo tra operatori dev'essere attentamente verificato alla luce dell'impatto sulla concorrenza. Noi faremo i passi necessari secondo i criteri dettati dal legislatore, le regole dettate dalle autorita' e i principi di mercato". Ma avete indicazioni politiche vincolanti per il vostro lavoro? "C'e' il mercato - ribadisce Bernabe' - questo e' un Paese liberale dove non c'e' una pianificazione centralizzata, c'e' un'Autorita' della Concorrenza e un sistema liberalizzato delle telecomunicazioni". Poi su un eventuale ruolo pubblico Bernabe' aggiunge: "se lo Stato vuol fare le iniziative, essendo uno dei soggetti che in una societa' liberale concorrono a determinare l'esito finale, prenda iniziative, faccia quello che deve fare. E' liberissimo di farlo". E anche per gli investimenti l'ad di Telecom guarda al mercato: "Abbiamo investito in cinque anni 18 miliardi di euro. Se mi si dice che Telecom Italia non e' in grado di investire, francamente non e' vero. Evidentemente abbiamo la forza economica e finanziaria di fare altri investimenti, ma dobbiamo fare gli investimenti per il mercato, non per progetti che il mercato non e' disponibile a riconoscere". Secondo Bernabe' e' in ogni caso imprescindibile l'esigenza di superare il rischio del 'digital divide'. Rischio nel quale il mercato fornisce minori garanzie. Occorre "intervenire nelle cosiddette 'aree a fallimento di mercato'. Un sistema affidato alle dinamiche di mercato e' correttamente guidato dalla domanda e dal ritorno sugli investimenti ma, inevitabilmente, tende a creare il cosiddetto Digital Divide (ossia aree scarsamente popolate in cui non risulta economicamente conveniente per gli operatori privati creare nuove strutture di rete a larga banda). Nell'era dell'accesso la connessione alle reti e', pero', un diritto che deve essere garantito a tutti e, di conseguenza, e' necessario che la collettivita' si faccia carico di sostenere gli oneri per garantire l'universalita' dell'accesso alle reti". Infine l'implementazione della rete: "la nostra sfida riguarda lo sviluppo delle reti di nuova generazione, dove oltre agli investimenti a Roma e a Milano che stiamo realizzando e che saranno proporzionati alla reale risposta del mercato, abbiamo sviluppato un'ampia serie di iniziative. Avvieremo la realizzazione della rete in fibra in altre citta' italiane concentrando inizialmente gli investimenti nei distretti industriali e nelle aree con maggiore densita' di clientela business ed offriremo agli altri operatori infrastrutture civili e fibre ottiche, come per altro gia' previsto negli impegni sottoscritti. Intendiamo sperimentare, d'intesa con l'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni la completa sostituzione della rete in rame con la fibra ottica in un'area di centrale, cosi' da poterne verificare i reali vantaggi di costo".(ANSA).