(di Corrado Chiominto) (ANSA) - ROMA, 28 NOV - La corsa del debito pubblico aumenta il "peso" che i conti pubblici scaricheranno sulle prossime generazioni. In nove mesi il valore del debito italiano e' salito di quasi 1.500 euro a testa. Per una famiglia vale 6.000 euro in piu', come quattro stipendi di un impiegato medio. A settembre pesava per 29.780 euro su ciascuno dei 60 milioni di cittadini, contro i 28.337 di gennaio 2009, e per 85.000 euro sui 21 milioni di famiglie italiane contro i 79.000 euro di inizio anno. A giocare, ma non troppo, sul valore del "rosso" che la Repubblica ha accumulato nel corso degli anni e' l'Adusbef, l'associazione dei consumatori piu' attenta al settore finanziario. Che rivela anche come il 51,4% del nostro debito viene attualmente sottoscritto da investitori stranieri, in calo rispetto al 54,4% della fine del 2008. La media statistica calcolata dall'associazione dei consumatori guidata da Elio Lannutti, si sa, e' come quella del pollo di Trilussa. Ma certo l'esercizio ha la sua efficacia comunicativa, anche perche' e' proprio sul debito pubblico (ma in rapporto al Pil) che l'Europa pone nei confronti dell'Italia la massima attenzione. E anche guardando i grandi numeri il fenomeno non perde le sue caratteristiche. "Il debito pubblico, cioe' il debito che noi stiamo accumulando ma che figli, nipoti e pronipoti saranno costretti ad ereditare, continua ad impennarsi - afferma l'Adusbef citando dati della Banca d'Italia - A settembre 2009 il livello e' cresciuto superando ogni record: 1.786,841 miliardi di euro. Parliamo di oltre 3.440.000 miliardi di vecchie lire. Il dato di dicembre 2008 fornito da Bankitalia lo collocava a 1.663,6 miliardi di euro. In nove mesi, e' cresciuto del 7,4 per cento: l'impennata piu' consistente dal 1988". L'Adusbef ha effettuato anche una valutazione dei "possessori" dei titoli del debito pubblico italiano, cioe' dei titoli di Stato, che a giugno 2009 ammontavano a 1.461,2 miliardi e che erano per il 51,4% in mano a detentori stranieri. Si tratta di un calo rispetto ai valori registrati solo sei mesi prima quando il debito in mano agli stranieri era pari al 54,4% del totale, il livello piu' alto di sempre, contro il 45,65% posseduto da italiani. "E' questo - calcola l'Adusbef - l'effetto combinato dell'abbattimento dei tassi di remunerazione, che forse scoraggia gli investitori esteri, e della sfiducia dei risparmiatori italiani nei confronti dei titoli diversi da Bot, Cct, Btp come obbligazioni bancarie, azioni e fondi". In pratica - secondo l'Adusbef - gli stranieri vanno via, nonostante non pagano tasse per evitare la doppia imposizione, mentre gli italiani investono di piu' in titoli di Stato. "E da molto tempo - afferma il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti - che la nostra associazione sollecita il Governo ad una riduzione del debito pubblico, sia seguendo politiche di tagli a sperperi,sprechi e finanziamenti a fondo perduto, che nel 2009 si attestano a ben 39 miliardi di euro, che mediante la vendita di oro e riserve di Bankitalia, pari ad oltre 70 miliardi di euro. Questo sarebbe coerente alle dismissioni delle riserve auree effettuate da tutti i Paesi dell'Eurozona, alienando il patrimonio demaniale e gli immobili non piu' necessari alle pubbliche amministrazioni". (ANSA).