(ANSA) - MILANO, 28 NOV - Ora anche Findim, dopo i piccoli azionisti di Telecom dell'Asati, si schiera contro la vendita dell'Argentina. Il secondo azionista (con il 4,99%), in vista della riunione del cda del 2 dicembre, "diffida il cda dal porre in essere ogni atto di disposizione della partecipazione" in primo luogo perche' le offerte dei potenziali acquirenti non sarebbero adeguate al valore delle attivita' sudamericane. In realta' il cda di mercoledi' prossimo non e' chiamato a prendere decisioni anche se il tema sara' di certo sul tavolo insieme a un aggiornamento sulle attivita' internazionali. Tra i dossier aperti c'e' quello per la cessione del 49% della controllata dedicata ai cavi sottomarini, Sparkle. Su questo tema di recente Bernabe' aveva detto: "Se otterremo il prezzo giusto la venderemo". E sulla stessa linea sono sempre state le dichiarazioni anche in merito all'Argentina (in estate il manager aveva detto che la vendita poteva essere un'opzione ma non era un obiettivo). La cessione e' stata imposta dall'Antitrust argentino la scorsa estate e il termine che la Comision Nacional de Defensa de Competencia consigliava per portare a termine il processo era di un anno. Le offerte pervenute ad oggi sarebbero cinque e i nomi sono quelli che circolano gia' da giugno sulla stampa locale. Ovvero quelli del gruppo editoriale argentino Clarin, il fondo di investimento Pegaso, il miliardario messicano Carlos Slim attraverso America Movil e una cordata di imprenditori argentini composta da Eduardo Eurnekian (Corporacion America), Ernesto Gutierrez (gruppo Telemar) e l'imprenditore locale dei trasporti Alfredo Roman (Grupo Roman). A questi piu' di recente si sarebbe aggiunto il fondo Argentina Inversiones Condor. Secondo Fossati la partecipazione varrebbe tra 800 milioni e un miliardo di dollari (Asati l'ha stimata in 900 milioni) mentre le offerte arrivate, secondo indiscrezioni, sarebbero intorno ai 500 milioni. Nascerebbe da questo la "diffida" a vendere anche se non e' chiaro cosa intenda Fossati non avendo quell'intimazione, secondo quanto si apprende da esperti di diritto societario, un valore giuridico. Nonostante il pressing di Fossati e dell'Asati il cda del 2 dicembre non dovrebbe portare novita' ma servire per fare il punto sulla gestione e il presidente Gabriele Galateri lo definisce "ordinario". Nell'ultima settimana di febbraio invece (la data e' ancora da definire) il cda esaminera' i risultati annuali e quella sara' l'occasione per eventuali aggiustamenti al piano. Il business plan "non si cambia" ha voluto precisare l'ad Franco Bernabe' aggiungendo "facciamo solo stati di avanzamento".(ANSA).